L'alfabeto latino ha tre lettere più di quello
italiano: k, x ed y.
(y e z sono usate soltanto in parole derivate dal greco).
Come rappresentare i caratteri con i segni particolari ? (vedi).
Pronuncia
Si pronuncia come in italiano, ma:
I dittonghi ae ed oe si pronunciano e.
Es.:
coena (pron.
céna):
pranzo, cena;
caelum (pron.
cèlum):
cielo . Se non formano dittongo sono segnate con la dieresi e si pronunciano come sono scritte.
Es.:
poëta (pron.
poèta):
poeta.
h è muta
k suona duro come c di casa
Ph si pronuncia f. Es.:
Philippus (pron.
Filìppus):
Filippo.
In tutti gli altri casi l'h praticamente non si fa sentire.
Es.:
mihi (pron.
mii):
a me.
Il gruppo ti non accentato e seguito da vocale si pronuncia zi.
Es.:
nationes (pron.
naziònes):
nazioni.
Conserva invece il suono t:
se sulla ti cade l'accento.
Es.:
totius (pron.
totìus):
di tutto
se preceduto da s, da t o da x.
Es.:
vestio (pron.
vèstio):
io vesto.
Il suono della y è lo stesso della i.
Vocali
In alcune parole sono pronunciate con durata breve (ad es. ă),
in altre con durata lunga (ad es. ā).
Accento
L'accento:
non cade mai sull'ultima sillaba (non esistono parole tronche)
può essere posto non più indietro della terzultima sillaba
(esistono soltanto parole piane o sdrucciole, ma non bisdrucciole)
pertanto:
nelle parole con due sillabe: l'accento cade sempre sulla penultima. Es.
panis (pron.
pánis):
pane .
nelle parole con tre o più sillabe:
l'accento cade sulla penultima se questa è lunga. Es.
monēre (pron.
monére):
ammonire.
altrimenti l'accento cade sulla terzultima. Es.
legĕre (pron.
légere):
leggere.