- Vincenzo Monti [ag. 05/07/11]
| Bella Italia, amate sponde pur vi torno a riveder ! Trema in petto e si confonde l'alma oppressa dal piacer. Tua bellezza che di pianti fonte amara ognor ti fu, di stranieri e crudi amanti t'avea posta in servitù. Ma bugiarda e mal sicura la speranza fia de' re; il giardino di natura, no, pei barbari non è. Bonaparte al tuo periglio dal mar libico volò; vide il pianto del tuo ciglio, e il suo fulmine impugnò. Tremar l'Alpi, e stupefatte suoni umani replicâr, e l'eterne nevi intatte d'armi e armati fiammeggiâr. Del baleno al per veloce scese il forte, e non s'udì ché men ratto il vol la voce della fama lo seguì. D'ostil sangue i vasti campi di Marengo intiepidir, e de' bronzi ai tuoni, ai lampi, l'onde attonite fuggir. Di Marengo la pianura al nemico tomba diè; il giardino di natura, no, pei barbari non è. Bella Italia, amate sponde, pur vi torno a riveder ! trema in petto e si confonde l'alma oppressa dal piacer. Volgi l'onda al mar spedita, o de' fiumi algoso re; dinne all'Adria che finita la gran lite ancor non è; di' che l'asta il franco Marte ancor fissa al suol non ha; di' che dove è Bonaparte sta vittoria e libertà. Libertà, principio e fonte del coraggio e dell'onor, che il piè in terra, in ciel la fronte sei del mondo il primo amor, questo lauro al crin circonda: virtù patria lo nutrì, e Desaix la sacra fronda del suo sangue colorì. Su quel lauro in chiome sparte pianse Francia e palpitò: non lo pianse Bonaparte ma invidiollo, e sospirò. Ombra illustre ti conforti quell'invidia e quel sospir; visse assai chi 'l duol de' forti meritò nel suo morir. Ve' sull'Alpi doloroso della patria il santo amor, alle membra dar riposo che fûr velo al tuo gran cor. L'ali il tempo riverenti al tuo piede abbasserà fremeran procelle e venti, e la tomba tua starà. Per la cozia orrenda valle, usa i nembi a calpestar, torva l'ombra d'Anniballe verrà teco a ragionar. Chiederà di quell'ardito, che secondo l'Alpe aprì: tu gli mostra il varco a dito e rispondi al fier così: - Di prontezza e di coraggio te quel grande superò: Afro, cedi, al suo paraggio; tu scendesti ed ei volò. Tu dell'itale contrade abborrito destruttor; ei le torna in libertade, e ne porta seco il cor. Di civil eterne risse tu a Cartago rea cagion: ei placolle e le sconfisse col sorriso e col perdon. Che più chiedi ? Tu ruina, ei salvezza al patrio suol. Afro, cedi e il ciglio inchina: muore ogni astro in faccia al sol. |
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