3307.11

Chiare, fresche et dolci acque  

- Francesco Petrarca [ag. 05/07/11]
Chiare, fresche et dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola a me par donna; gentil ramo ove piacque (con sospir' mi rimembra) a lei di fare al bel fiancho colonna; herba et fior' che la gonna leggiadra ricoverse co l'angelico seno; aere sacro, sereno ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse: date udïenza insieme a le dolenti mie parole extreme. S'egli è pur mio destino, e 'l cielo in ciò s'adopra, ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda, qualche gratia il meschino coprpo fra voi ricopra, e torni l'alma al proprio albergo ignuda. La morte fia men cruda se questa spene porto a quel dubbioso passo: ché lo spirito lasso non poria mai in più riposato porto né in più tranquilla fossa fuggir la carne travagliata e l'ossa. Tempo verrà anchor forse ch'a l'usato soggiorno torni la fera bella et mansüeta, et là v'ella mi scorse nel benedetto giorno, volga la visitadisïosa et lieta, cercandomi: et, o pietà!, già terra in fra le pietre vedendo, Amor l'inspiri in guisa che sospiri sì dolcemente che mercé m'impetre, et faccia forza al cielo, asciugandosi gli occhi col bel velo. Da' be' rami scendea (dolce ne la memoria) una pioggia di fior' sovra 'l suo grembo; et ella si sedea humile in tanta gloria, coverta già de l'amoroso nembo. Qual fior cadea sul lembo, qual su le trecce bionde, ch'oro forbito et perle eran quel dì a vederle; qual si posava in terra, et qual su l'onde; qual con un vago errore girando parea dir: Qui regna Amore. Quante volte diss'io allor pien di spavento: Costei per fermo nacque in paradiso. Così carco d'oblio il divin portamento e 'l volto e le parole e 'l dolce riso m'aveano, et si diviso da l'imagine vera, ch'i' dicea sospirando: Qui come venn'io, o quando ? credendo essere in ciel, non là dov'era. Da indi in qua mi piace questa herba sì. ch'altrove non ò pace. Se tu avessi ornamenti quant'ài voglia, potresti arditamente uscir del boscho, et gir in fra la gente.